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sabato 1 giugno 2013

PARLIAMO DI 'INFERNO', Dan Brown

Intrigo internazionale, mistero storico, ambientazioni mozzafiato, arte, storia, simboli. Dan Brown confeziona un thriller avvincente e pieno di azione, misteri e colpi di scena. Forse banale in alcuni passaggi, o prolisso in alcune descrizioni artistiche ma comunque sempre godibile e avvincente.
Robert Langdon, lo studioso di simbologia già protagonista del Codice da Vinci, di Angeli e demoni e de Il simbolo perduto, bello, prestante, elegante, si ritrova suo malgrado a fronteggiare una situazione che minaccia l’intera umanità. Aiutato dalla bella ed enigmatica Sienna, braccato da minacciosi individui che lo vogliono uccidere, in possesso di elementi che fanno riferimento a Dante Alighieri e alla sua opera, Robert Langdon si ritrova da subito nella non invidiabile situazione di dover trovare il filo di una matassa intricatissima, senza potersi fidare di nessuno e dove niente è quello che sembra. Le uniche certezze sembrano risiedere nei versi della Divina Commedia, ma come interpretarli?
L’azione incalzante, le affascinanti ambientazioni, Firenze, Venezia, Istanbul, e una serie infinita di colpi di scena colmano il poco spessore dei personaggi e l’abuso del deus ex machina (il protagonista riesce sempre, spesso in modo rocambolesco, a trovare il modo per togliersi d’impiccio dalle situazioni più insidiose).
Si trattiene il fiato fino alla fine quando, dopo l’ennesimo colpo di scena, si cerca di dare un senso a un non facile quesito morale.
Forse più vicino a Crypto che al Codice da Vinci, per struttura di narrazione e ritmo incalzante, Inferno non mancherà di piacere ai tanti fan di Dan Brown.
Consigliato a chi non ha pretese di leggere un capolavoro che segnerà la vita per sempre, a chi ha voglia di qualche ora di svago, a chi si appresta a rilassarsi sotto un ombrellone.
Il mio voto è 7/10
David

JOYLAND, Stephen King

Uno Stephen King nostalgico, romantico, a tratti malinconico. Joyland potrebbe essere riassunto con tre parole chiave: ricordi, amore, amicizia. I ricordi sono quelli di Jonesy, il protagonista della storia, che racconta la vicenda 40 anni dopo l’accaduto ripercorrendo i fatti con la stessa dolce emozione di chi si ritrova per le mani una vecchia e cara fotografia un po’ ingiallita. L’amore è quello acerbo  di un ragazzo di 21 anni verso una compagna di studi, ma anche quello di una madre verso un figlio con gravi problemi di salute, o di un anziano proprietario nei confronti di un Luna Park che galleggia appena sopra la linea del fallimento. L’amicizia è quella che nasce sul posto tra Jonesy, Erin e Tom, tutti e tre lavoratori stagionale, un legame forte che li unirà per molto tempo. E’ quella tra Jonesy e Mike, un bambino sfortunato ma con qualcosa di speciale, una specie di dono, costretto però a vivere su una sedia a rotelle per una grave malattia.
Joyland potrebbe essere il romanzo di punta nella produzione di un qualsiasi scrittore ‘normale’. Parlando del Re… bè il discorso è diverso, si potrebbe rimanere un po’ spiazzati. Stephen King ci ha abituati a storie da brividi, romanzi folli e paurossimi, racconti da far accapponare la pelle e costringerci a dormire con la luce accesa. In Joyland i momenti di suspance sono pochi, è un soft horror con forti sfumature di giallo.
Siamo nel 1973, Jonesy è un giovane studente che decide di accettare un lavoro in un Luna Park, Joyland, appunto, per mantenersi agli studi e per dimenticare Wendy, la ragazza che lo ha scaricato. Nel Luna Park c’è un’attrazione che si dice sia infestata dal fantasma di una ragazzina uccisa qualche anno prima. Qualcuno lo ha visto, altri ne sentono solo la presenza, ma tutti sono convinti che qualcosa ci sia. Presto Jonesy sarà così ossessionato da questa storia da coinvolgere tutti i suoi amici in una ricerca che lo condurrà dritto tra le braccia dell’assassino.
Personaggi di spessore come solo il Re sa creare si alternano ad altri che avrebbero forse meritato più attenzione. Ma come sempre succede leggendo King alla fine sembra di aver vissuto l’avventura in prima persona e che Jonesy, Tom, Erin e Mike siano amici di lunga data. Il Re sorprende con una storia diversa ma rimane saldo sul suo trono. Raramente stecca un colpo.
Sono arrivato in fondo a questo romanzo con piacere nonostante mi aspettassi qualcosa di più forte. Come sempre accade con King, però, ho vissuto una bella esperienza.

7/10